Il sistema pensionistico italiano nel 2025 vede una serie di novità e rimodulazioni che mirano a migliorare il potere di acquisto dei pensionati, soprattutto per coloro che percepiscono una pensione minima e che si trovano maggiormente in difficoltà tra inflazione e caro vita. Gli adeguamenti servono a migliorare le condizioni di vita dei pensionati con il redditto più basso.
L’INPS ha comunicato la novità che a partire da 1 gennaio 2025 è scattato l’adeguamento del trattamento pensionistico minimo, portandolo a 603,40 euro mensili, per un totale annuo di 7.844,20 euro. Il 2025 segna così un incremento rispetto all’anno precedente, con un indice di rivalutazione dello 0,8% rispetto a quello del 2024.
Questo incremento è stato applicato totalmente a quelle pensioni fino a quattro volte il minimo INPS mentre per le pensioni di importo superiore, la rivalutazione è stata applicata in modo ridotto secondo un criterio progressivo, in modo da assicurare che gli aumenti più significativi si concentrassero soprattutto sulle pensioni minime.
Aumento delle pensioni minime nel 2025
C’è da considerare che oltre la rivalutazione ordinaria, per le pensioni di importo pari o inferiore al trattamento minimo è stato applicato un incremento straordinario dello 2,2% per l’anno 2025, portando così l’importo delle pensioni minime da 603,40 euro a 616,67 euro mensili, registrando un incremento mensile di 13,27 euro.
Se pur molto contenuto, questo aumento rappresenta un piccolo passo in avanti nel miglioramento del potere di acquisto di quei pensionati che percepiscono una pensione minima e che si trovano in maggiori difficoltà. Questa riformulazione è stata applicata in maniera automatica dall’INPS e il pensionato non deve presentare nessuna domanda per ottenere l’aumento del cedolino pensionistico.
L’incremento è stato deciso in base all’andamento inflazionistico che l’Italia si trova ad affrontare al momento per la necessità di adeguare le pensioni minime al costo della vita in generale e valutando l’incremento sulla base dell’importo del trattamento minimo e una percentuale superiore dell’indice di rivalutazione generale e fornendo un sostegno economico anche se discutibile.
Come sono stati calcolati gli importi reali
Dunque il 2025 ha segnato una rivalutazione delle pensioni minime che si basa anche sull’indice di variazione del +0,8% rispetto al 2024. Tale indice è stato applicato totalmente a quelle pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo dell’INPS, mentre per gli importi superiori sono previste percentuali di rivalutazione decrescenti per assicurare una maggiore equità del sistema previdenziale.
Ad esempio, le pensioni comprese tra quattro e cinque volte il minimo, la rivalutazione è stata pari al 90% dell’indice di variazione, cioè dello 0,72%. Le pensioni il cui importo è tra le cinque e le sei volte il minimo hanno visto l’applicazione di una percentuale del 75%, corrispondente allo 0,60% e così via secondo un criterio progressivo.
I pensionati coinvolti in queste misure, se interessati, possono trovare tutte le informazioni relativi agli aumenti sul sito web ufficiale dell’INPS, presso gli uffici territoriali dell’INPS oppure fare riferimento alla circolare numero 23 del 28 gennaio 2025 con cui l’INPS ha fornito dettagli precisi sugli importi aggiornati e le rivalutazioni effettuate.
Cosa cambia per i pensionati
Il nuovo incremento delle pensioni minime e la rivalutazione generale degli assegni pensionistici prevedono qualche conseguenza per i pensionati che le percepiscono. Per prima cosa, tali aumenti, anche se contenuti, servono a mantenere il potere di acquisto dei pensionati, andando a compensa almeno in piccola parte gli effetti dell’inflazione. u
In secondo luogo, l’incremento straordinario dello 2,2% per le pensioni minime va nella direzione di un’attenzione maggiore verso quelle fasce di popolazione caratterizzate dal reddito più basso, e quindi più deboli, per garantire loro un reddito adeguato a tutti i pensionati. Il sistema progressivo messo in atto serve ad assicurare una maggiore equità del sistema previdenziale.
Infatti, tale sistema scalare ha permesso di concentrare gli aumenti più significativi nei trattamenti pensionistici minimi che, tuttavia, è importante sottolinearlo, rimangono ancora relativamente basse, mettendo in difficoltà i pensionati alle prese con le spese della vita quotidiana, rendendo necessari altri sforzi da parte delle istituzioni tramite politiche previdenziali mirate.
Per concludere
In conclusione, l’aumento delle pensioni minime attuato per il 2025, corrispondente a un incremento di 13,27 euro mensili rispetto all’importo base degli anni precedenti, rappresenta un piccolo passo in avanti nella tutela del potere di acquisto di quei pensionati che rappresentano la fascia di popolazione più debole e da tutelare.
Certamente, tale cifra rimane molto contenuta se paragonata al momento storico che stiamo vivendo, caratterizzato da caro vita e inflazione che mette sempre più in difficoltà i pensionati alle prese con le spese e i costi della vita di tutti i giorni. E’ quindi necessario che il sistema previdenziale continui a evolversi con interventi di supporto sempre più mirati.